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Andrologia

Prostatite

Introduzione

Con il termine prostatite generalmente si intende un’infiammazione della prostata, una piccola ghiandola della grandezza di una noce presente solo negli uomini sotto la vescica. Le principali funzioni di quest’organo sono la produzione del liquido spermatico, il fluido che trasposta e nutre gli spermatozoi, e la degradazione ed eliminazione degli spermatozoi invecchiati, cioè quelli che hanno più di 30 ore di vita.

Una prostata infiammata può determinare una grande varietà di sintomi, a partire da una frequente e urgente necessità di urinare, a dolore e bruciori durante la minzione, a dolore alle pelvi, all’inguine e alla zona lombo sacrale.

La sensazione della necessità di urinare è determinata proprio dalla posizione di questa ghiandola, appena sotto la vescica: un’infiammazione o un’infezione determinano un ingrossamento dell’organo e una conseguente sua pressione sulla vescica e sull’uretra. In questo modo, è simulata la sensazione fisiologica della necessità di urinare.

La prostatite può manifestarsi in forma acuta, meno frequente e più severa, o in forma cronica, più lenta e meno intensa. Non sempre è possibile curare la prostatite, ma in molti casi è possibile il controllo ed il sollievo dei sintomi, attraverso cure mirate ed automedicazioni.

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Forme e sintomi

In base al tipo di sintomo e alla gravità dell’infiammazione è possibile distinguere varie forme di prostatite.

Tipo 1 - Prostatite batterica acuta

È un'infiammazione acuta, derivata dall’infezione della ghiandola da parte di microrganismi patogeni. Questo tipo di prostatite è generalmente caratterizzata da:

  • febbre medio alta
  • sintomatologia di tipo influenzale
  • dolore alla ghiandola, all’area lombo-sacrale e/o all’area genitale
  • problemi nella minzione (aumento della frequenza, difficoltà o dolore nell’urinare, incapacità di svuotare completamente la vescica)
  • eiaculazione dolorosa, talvolta accompagnata da presenza di sangue nello sperma

L’infezione può determinare un grado variabile di disfertilità.

Tipo 2 - Prostatite batterica cronica

L’infiammazione, sempre determinata da un’infezione batterica, è meno acuta e più lenta. Non è presente febbre alta e il dolore è più una sensazione di fastidio.

Tra i sintomi più comuni vi è:

  • una frequente necessità di urinare, specialmente durante la notte
  • una sensazione di bruciore o dolore mentre si urina
  • dolore alla prostata, all’area lombo-sacrale e/o all’area genitale
  • leggera febbre
  • frequenti infezioni alla vescica

Tipo 3 – Prostatite cronica non batterica

È la forma più comune. I sintomi sono simili a quelli della prostatite batterica cronica ad esclusione della febbre, che generalmente non è presente, e della presenza di batteri nelle urine o nel liquido spermatico.

Secondo la presenza o l’assenza di globuli bianchi nell’urina o nel liquido spermatico, si parla di prostatite cronica non batterica infiammatoria e di prostatite cronica non batterica non infiammatoria o disfunzionale.

Tipo 4 - Prostatite infiammatoria asintomatica

Questo tipo di prostatite è caratterizzata dall’assenza di sintomi specifici e duraturi e, pertanto, non viene diagnosticata.  I fastidi, quali un saltuario deficit erettile, una lieve o moderata disfertilità o una lieve o moderata ipersensibilità al glande, sono di intensità ridotta e l’infiammazione è generalmente trascurata.

Questo tipo di prostatite sembra essere associato a altri agenti infettivi e a anomalie strutturali dell’apparato urinario, ma anche a specifici stili di vita (un lavoro che sottopone la prostata a continue vibrazioni o sforzi compiuti con la vescica piena). 

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Cause e fattori di rischio

Le stesse cause, in proporzione e in intensità variabile, concorrono a determinare le tre forme principali di prostatite. È la ragione per cui una stessa infiammazione può passare da una forma ad un’altra, soprattutto se trascurate o non valutate e curate adeguatamente.

Oltre alla presenza di microrganismi, altri fattori di rischio entrano in gioco nella genesi dell’infiammazione:

  • L’età, in quanto i disturbi alla prostata si presentano maggiormente negli uomini sopra i 60 anni, sebbene possono insorgere anche dopo i 40 anni;
  • Le disfunzioni intestinali, comportanti una evacuazione irregolare, possono favorire una congestione pelvica e una conseguente infiammazione della prostata;
  • Un’alimentazione irregolare, non equilibrata, accompagnata da una forte assunzione di superalcolici, può comportare un’intossicazione, fenomeno che favorisce l’insorgere dell’infiammazione;
  • Il fumo, che è tossico sia direttamente sia indirettamente attraverso l’alterazione delle capacità di riparazione e di difesa dei tessuti;
  • La mancanza di sollecitazione muscolare della regione prostatica, con la sedentarietà o l'astinenza eiaculatoria, che riduce il lavoro secretorio della ghiandola;
  • L’eccessiva sollecitazione muscolare, quali, la corsa, l’andare in bicicletta o alcuni tipi di lavoro, che sottopongono il corpo a continue vibrazioni;
  • L’indebolimento delle capacità difensive dell’organismo, determinate da disfunzioni del sistema immunitario o da stress e tensioni emozionali, che favoriscono la diffusione dell’infezione.

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La diagnosi

La diagnosi della prostatite è effettuata in due fasi. La prima riguarda l’analisi della sintomatologia e della storia clinica, la seconda è focalizzata nel determinare il tipo di prostatite attraverso alcuni esami clinici:

  • La valutazione digitale transrettale (DRE – digital rectal exam): l’andrologo valuta manualmente la posizione e le dimensioni complessive della prostata e la sua consistenza nelle sue parti;
  • La coltura del secreto prostatico: l’andrologo, sempre manualmente, massaggia e spreme la ghiandola prostatica, per ottenerne una secrezione che viene raccolta su un tampone e analizzata. È possibile, così, individuare la presenza e la concentrazione di batteri e/o di funghi e la loro sensibilità agli antibiotici (antibiogramma).
  • Lo spermiogramma e l’analisi biochimica dello sperma: è un’analisi che serve per determinare l’integrità, la vitalità, la mobilità e i parametri biochimici degli spermatozoi e ce può dare utili informazioni sullo stato funzionale della prostata e delle vescicole seminali. Con quest’esame, inoltre, è possibile verificare la presenza di cellule infiammatorie nei liquidi;
  • L'ecografia scroto-testicolare con fase doppler: l’ecografia permette di verificare eventuali disfunzioni negli organi e nei tessuti scrotali, che possono influire sull’infezione prostatica. La fase doppler permette di esaminare la presenza dei fluidi;
  • L'ecografia prostatica transaddominale e transrettale con fase doppler: come nell’esame precedente, valuta la struttura, le dimensioni e la morfologia della prostata e delle vescicole seminali, dell’uretra prostatica e la quantità di fluidi presenti in questi organi;
  • Il dosaggio ematico di PSA, Fosfatasi Acida Prostatica, IgG, IgA e IgM: questi esami del sangue, generici, segnalano la presenza/assenza di un’infiammazione, l'intensità di un’eventuale risposta immunitaria in corso e le sue conseguenze sulla salute generale dell’organismo.

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Terapia

Stabilito il tipo di prostatite di cui si soffre, è possibile delineare l’appropriata cura che può essere di tipo farmacologico, fisioterapico e, raramente, chirurgico.

Per la forma acuta è necessario un intervento intensivo d’urgenza con antibiotici e antinfiammatori, perché l’infiammazione può degenerare in pelviperitonite o in setticemia. La terapia, che generalmente è effettuata in ospedale, è accompagnata da un particolare regime dietetico, mirato a garantire sia un adeguato apporto nutrizionale sia un’alta assunzione di liquidi. I liquidi, infatti, eliminati con l’urina detossificano e lavano l’area.

Risolta la fase acuta, è necessario passare a un’articolata terapia ricostitutiva a medio termine, caratteristica delle altre due forme. Questo tipo di terapia è mirata a:

  • Potenziare e riequilibrare le difese immunitarie dell’organismo e della zona prostatica;
  • Ridurre l’entità dell’infiammazione e del dolore associato;
  • Regolare la composizione dell’urina;
  • Eliminare l’infezione batterica in corso;
  • Rilassare la muscolatura pelvica.

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L’appropriata alimentazione

Il regime dietetico che accompagna la terapia è caratterizzato da scelte nutrizionali che riducano i cibi troppo elaborati e poco digeribili. Sono, cioè, preferibili i cibi freschi e completi, cucinati in maniera non elaborata. È, quindi, importante consumare un’adeguata quantità di frutta e verdura, di prodotti da grano integrale, pesce e carne, olio di oliva extravergine, evitando i fritti e i cibi che inducono allergie o intolleranze.

È fondamentale il bere molta acqua (in media 2-3 litri al giorno), per depurare e idratare l’organismo e per mantenere alta la diuresi, l’attività depurativa renale. Un buon livello di depurazione è segnalata da un’urina chiara, quasi trasparente.

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Trattamento chirurgico

Il ricorso alla terapia chirurgica avviene soltanto in casi particolari, nei quali la terapia farmacologica non ha avuto successo o non è applicabile e nei casi in cui il canale urinario risulta ostruito.  La chirurgia può implicare un’incisione nel tessuto infiammato o l’asportazione dell’organo.

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Data pubblicazione mar, 11 mag 2010
Data ultima modifica mer, 13 ago 2014
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